Tipi di candidati e tipi di discorsi nella competizione elettorale locale

Tipi di candidati e tipi di discorsi nella competizione elettorale locale

Tipi di candidati e tipi di discorsi nella competizione elettorale locale

Una tassonomia sociologica della credibilità elettorale

Orizzonti SocioPolitici — Working Paper Series · Sociologia Politica e Comunicazione Elettorale
Daniele Senatore · 2026

Abstract

L'analisi della comunicazione politica locale tende a confondere due piani che la sociologia ha invece interesse a separare: chi è il candidato e come costruisce il proprio discorso. Questo contributo propone una doppia tassonomia ideal-tipica — una dei tipi di candidato, ordinati lungo gli assi della posizione nel campo e del capitale personale; una dei tipi di discorso, ordinati lungo gli assi della cornice interpretativa e del grado di ancoraggio del significante. La tesi è che i due piani siano correlati ma non coincidenti, e che proprio lo scarto fra posizione strutturale e forma comunicativa costituisca lo spazio di azione del candidato. Le tipologie sono presentate come costruzioni analitiche nel senso weberiano, non come categorie empiriche sature; la base casistica disponibile (dieci elezioni comunali italiane, 2022–2026) consente di illustrarle ma non ancora di confermarle.

Parole chiave: tipi ideali · campo elettorale · capitale simbolico · analisi del discorso · credibilità · Mezzogiorno


1. Due domande tipologiche

Quando si osserva una competizione elettorale locale, l'occhio sociologico è tentato di tipizzare lungo una sola dimensione per volta. Da un lato si classificano i candidati: l'uscente, lo sfidante, l'outsider, il notabile. Dall'altro si classificano i discorsi: il programma tecnico, il proclama identitario, la denuncia. Le due classificazioni vengono di norma trattate come intercambiabili — come se a un certo tipo di politico corrispondesse necessariamente un certo tipo di discorso.

Questo articolo muove dall'ipotesi opposta. Posizione nel campo e forma del discorso sono dimensioni analiticamente indipendenti: lo stesso ruolo strutturale può essere abitato da discorsi profondamente diversi, e lo stesso discorso può essere pronunciato da posizioni diverse con effetti diversi. La credibilità elettorale, intesa come proprietà emergente del discorso più che attributo del candidato (Austin, 1962; Bourdieu, 1991), nasce precisamente all'incrocio dei due piani. Tipizzare separatamente — e poi incrociare — è dunque condizione preliminare per comprenderla.

Le due domande che guidano il testo sono quindi:

Quali tipi di candidato ricorrono nella competizione locale, quando li si ordina per posizione strutturale e capitale personale?

Quali tipi di discorso ricorrono, quando li si ordina per cornice interpretativa e grado di ancoraggio?

2. Coordinate teoriche

La doppia tassonomia poggia su cinque tradizioni, ciascuna con una funzione precisa e non intercambiabile.

Da Goffman (1974) deriva l'unità di analisi elementare, il frame: ogni enunciato attiva una cornice che organizza la percezione del problema, assegna responsabilità e prefigura — o nega — una soluzione. Da Bourdieu (1991) deriva la nozione di campo come spazio di conversione dei capitali: il capitale amministrativo, culturale o sociale si converte in capitale simbolico elettorale, l'unica forma di credibilità riconosciuta dagli elettori come legittima. Da Austin (1962), riletto attraverso Bourdieu, deriva la distinzione fra enunciati constativi, che descrivono stati di cose, ed enunciati performativi, che compiono un atto nel momento in cui sono pronunciati — la cui efficacia, però, dipende dalla posizione di chi parla. Da Laclau e Mouffe (1985; 2005) deriva la categoria di significante vuoto, termine privo di referente fisso che trae forza politica proprio dalla sua vacuità. Da Weber (1922), infine, deriva la grammatica della legittimità: carismatica, tradizionale, razionale-legale.

Sono queste cinque coordinate a definire i due assi di ciascuna tassonomia. Per i discorsi: la cornice dominante (Goffman) e il grado di ancoraggio del significante (Laclau, operazionalizzato come scala di verificabilità nel senso di Austin). Per i candidati: la posizione nel campo rispetto all'amministrazione uscente (Bourdieu) e il capitale personale convertibile in autorità performativa (Bourdieu/Weber).

Gli esempi che illustrano i tipi nelle pagine seguenti sono tratti da un corpus di dieci elezioni comunali italiane (2022–2026), analizzato dall'autore in uno studio dedicato (Senatore, 2026), cui si rinvia per la trattazione completa dei singoli casi. Vanno letti come illustrazioni dei tipi ideali, non come loro fondamento: dove un tipo è rappresentato da un solo caso nel corpus, il fatto è segnalato esplicitamente (cfr. § 6). La classificazione di candidati reali, infine, è un'operazione interpretativa e contestabile, esposta alla revisione critica del lettore.

3. I tipi di discorso elettorale

3.1 I due assi

Un discorso elettorale può essere descritto, in prima approssimazione, dalla combinazione di due variabili.

La prima è la cornice dominante. Riprendendo e ampliando Goffman, si distinguono tre cornici: il problem-frame, centrato sull'identificazione del problema; il solution-frame, centrato sull'azione e sulla soluzione; e il void-frame, in cui il problema è enunciato senza attribuzione di responsabilità né indicazione di soluzione. Quest'ultimo merita attenzione particolare: non è assenza di comunicazione, ma una forma comunicativa specifica, con un effetto politico preciso — la protesta senza alternativa. È ciò che il senso comune liquida come «qualunquismo», e che invece va trattato come scelta strategica, talvolta razionale per chi voglia mobilitare senza assumere responsabilità di governo.

La seconda è il grado di ancoraggio del significante. Lungo questo asse il discorso si dispone su un continuum che va dal significante vuoto puro («daremo una nuova identità alla città»: non falsificabile, semanticamente aperto) alla proposta pienamente verificabile, dotata di attore, risorsa, tempo e luogo, e dunque falsificabile ex post. Fra i due estremi si collocano la diagnosi semplice, la direzione d'azione e la proposta parziale. La logica dell'equivalenza descritta da Laclau — l'articolazione di domande eterogenee sotto un significante vuoto — è massimamente efficace nel mobilitare la base, ma incontra una soglia oltre la quale non converte l'elettore moderato, che chiede governabilità prima che identità.

3.2 I cinque tipi

Incrociando cornice dominante, grado di ancoraggio e registro di legittimità weberiano si ottengono cinque tipi ideali di discorso.

TipoDenominazioneCornice e ancoraggioRegistro di legittimitàEsempi nel corpus
I-AProfeticoVoid-frame; significante vuoto antagonisticoCarismatica antagonisticaTrocino, Barresi, Meo (Crotone 2026)
I-BProfetico-istituzionaleVoid-frame rassicurante; significante vuoto non antagonisticoCarismatica legittimata da reputazione extra-politicaEpiscopo (Foggia 2023), Tommasi (Verona 2022), Fiorita (Catanzaro 2022)
IIAmministrativoSolution-frame; alto ancoraggioRazionale-legaleVoce (Crotone 2026), Panebianco (Cirò Marina 2026), Bruno (Andria 2026), Guerra (Parma 2022)
IIITecnico-settorialeSolution-frame su nicchia; alto ancoraggio locale, basso generaleRazionale-legale settorialeNessun esemplare puro nel corpus; Meo (Crotone) vi si avvicina
IVEgemonicoSolution-frame con cornice valoriale; alto ancoraggioMista: carismatica + razionale-legaleCannizzaro (Reggio Calabria 2026)

Tabella 1. Tipi ideali di discorso elettorale ed esempi illustrativi tratti dal corpus (Senatore, 2026). La dinamica caratteristica di ciascun tipo è descritta nel testo che segue.

Il discorso profetico (I-A) è quello che la letteratura sul populismo descrive meglio: opera per significanti vuoti ad alto conflitto valoriale, mobilita una base identitaria, ma resta strutturalmente incapace di convertire l'elettore di centro. Le tre candidature alternative di Crotone 2026 — Trocino, Barresi e Meo — ne offrono un esempio collettivo: pur in un contesto di domanda di cambiamento, nessuna ha raggiunto la soglia di ancoraggio necessaria a contendere il voto moderato all'uscente. La sua variante profetico-istituzionale (I-B) conserva l'apertura semantica del significante vuoto, ma lo àncora a un'autorità extra-politica — il magistrato, il prelato, il tecnico di prestigio — che lo rende rassicurante anziché antagonistico: è il discorso che vince nei contesti segnati da crisi di legalità, dove l'elettorato cerca ricomposizione più che rottura, come nelle affermazioni di Episcopo a Foggia (2023, dopo il commissariamento per mafia) e di Tommasi a Verona o Fiorita a Catanzaro (2022).

Il discorso amministrativo (II) è il polo opposto: ad alta densità operativa, fondato sul rendiconto, esibisce la conversione bourdieusiana del «ciò che si è fatto» in credibilità presente — è il registro di Voce a Crotone e di Panebianco a Cirò Marina. Il discorso tecnico-settoriale (III) ne è una forma monca: alta verificabilità su un tema, incapacità di comporsi in offerta complessiva; il corpus non ne offre un esemplare puro, e la candidatura di Meo a Crotone vi si avvicina solo parzialmente. Il tipo egemonico (IV), infine, è la sintesi rara — la specificità operativa dell'amministrativo innestata sulla forza simbolica del profetico — ed è anche il più difficile da sostenere nel tempo, perché richiede di reggere simultaneamente due registri di legittimità: nel corpus vi corrisponde la sola affermazione di Cannizzaro a Reggio Calabria (2026).

4. I tipi di candidato

4.1 I due assi

I tipi di candidato si ordinano lungo assi diversi da quelli del discorso, ed è questa non-coincidenza il punto teoricamente rilevante.

Il primo asse è la posizione nel campo, definita dal rapporto con l'amministrazione uscente. Si distinguono cinque posizioni: l'incumbent (uscente che si ricandida); l'erede designato (assessore o delfino percepito in continuità); lo sfidante puro (privo di legami con l'uscente); lo sfidante ibrido (transfuga, ex membro della coalizione uscente); l'ex incumbent di ritorno (già sindaco, ma non associato alla giunta attuale). Ciascuna posizione determina in modo quasi automatico la direzione del «vento» elettorale: la domanda di cambiamento penalizza chi è associato all'uscente e premia chi ne è distante.

Il secondo asse è il capitale personale convertibile — ciò che il modello chiama autorità performativa: track record amministrativo, tasso di realizzazione delle promesse, riconoscimenti istituzionali, percezione pubblica di competenza. È la traduzione operativa della lezione di Bourdieu: le stesse parole, pronunciate da posizioni di capitale diverso, hanno forza performativa diversa.

4.2 I tipi

Incrociando posizione e capitale personale si ottengono alcuni tipi ricorrenti, qui presentati come ideal-tipi.

Tipo di candidatoPosizione nel campoCapitale personaleDiscorso associatoEsempi nel corpus
Amministratore consolidatoIncumbent / eredeMedio-alto, da track recordAmministrativo (II)Voce (Crotone), Panebianco (Cirò Marina)
Notabile a capitale dominanteVariabile (spesso di ritorno o incumbent forte)Eccezionalmente altoAmministrativo a forte impronta personaleDe Luca (Salerno), Bruno (Andria)
Sfidante egemonicoSfidante puroAlto, con tratti carismaticiEgemonico (IV)Cannizzaro (Reggio Calabria) — caso unico
Sfidante civico-istituzionaleSfidante puroMedio, di provenienza extra-politicaProfetico-istituzionale (I-B)Episcopo (Foggia), Tommasi (Verona), Fiorita (Catanzaro)
Profeta che non converteSfidante puroBasso o neutroProfetico (I-A)Trocino, Barresi, Meo (Crotone)
Incumbent-zavorraIncumbentEroso da mandato contestatoAmministrativo depotenziatoRossi (Brindisi) — caso unico
Transfuga incoerenteSfidante ibridoPenalizzato da incoerenza diacronicaAmministrativo minato dalla biografiaDonato (Catanzaro) — caso unico

Tabella 2. Tipi ideali di candidato ed esempi illustrativi (Senatore, 2026). I tipi contrassegnati come «caso unico» poggiano, nel corpus disponibile, su un solo esemplare: vanno trattati come ipotesi di categoria (cfr. § 6).

L'amministratore consolidato è la figura modale dell'incumbency funzionante: converte in voti il proprio operato e vince, di norma, «per merito», come Voce a Crotone o Panebianco a Cirò Marina. Il notabile a capitale dominante ne è la versione estrema, in cui il capitale personale è tanto alto da rendere quasi irrilevante la qualità tecnica delle proposte: è il caso-limite bourdieusiano, in cui l'autorità del parlante satura il discorso — De Luca a Salerno e Bruno ad Andria, che vincono con margini plebiscitari pur a fronte di un indice di verificabilità operativa solo modesto.

Lo sfidante egemonico è la figura rara che unisce distanza dall'uscente, capitale carismatico e capacità di articolare proposte verificabili; nel corpus vi corrisponde la sola candidatura di Cannizzaro a Reggio Calabria. Lo sfidante civico-istituzionale vince invece soprattutto grazie al contesto: la sua forza non sta nella densità del discorso ma nella legittimità importata da un campo esterno (la magistratura, la professione, l'associazionismo) e nell'apparato organizzativo che lo sostiene — è il profilo di Episcopo, Tommasi e Fiorita.

Il profeta che non converte è, sociologicamente, il tipo più istruttivo: dispone spesso di un contesto favorevole — la domanda di cambiamento è dalla sua parte — ma il suo discorso resta sotto la soglia di ancoraggio necessaria a convertire il moderato. Mobilita, non governa: è il profilo che accomuna le candidature alternative di Crotone 2026. L'incumbent-zavorra mostra il rovescio: l'incumbency non è un vantaggio automatico, e un mandato contestato la trasforma in passività, come per Rossi a Brindisi, crollato al primo turno. Il transfuga incoerente, infine, è il candidato la cui biografia politica contraddice il discorso presente: la perdita di coerenza diacronica erode la credibilità a prescindere dalla qualità delle proposte — esemplificato da Donato a Catanzaro, ex membro del campo avverso, ribaltato al ballottaggio.

5. L'incrocio: dove abita la credibilità

Le due tassonomie diventano fertili quando si incrociano. La tentazione, già segnalata, è di leggerle come una corrispondenza biunivoca: a ogni tipo di candidato il suo discorso. Ma la corrispondenza è solo modale, non necessaria.

Un incumbent può scegliere il discorso amministrativo (e di norma lo fa), ma può anche scivolare nel void-frame difensivo quando il mandato è in crisi. Uno sfidante puro con scarso capitale può restare prigioniero del discorso profetico, oppure — ed è qui la posta in gioco pratica — può spostarsi verso il polo dell'ancoraggio, adottando proposte verificabili pur senza track record di governo. È precisamente questo scarto fra posizione data e discorso scelto a definire lo spazio dell'azione strategica: la posizione nel campo è in larga misura ereditata, ma la forma del discorso è, entro certi limiti, una variabile di scelta. Crotone 2026 illustra il punto in modo netto: il contesto era favorevole allo sfidante, eppure ha vinto l'incumbent (Voce, amministratore) sullo sfidante

Commenti

Post popolari in questo blog

II dono: parte 2 Simbolismo e Funzionalismo: L'Evoluzione del Concetto di Dono nella Filosofia e Sociologia

Vino, Verità e Territorio: Cantine Zito e il Lungo Cammino del Cirò

Profilo sociologico di “novax” e “provax” Regimi di verità, capitale culturale e crisi della mediazione istituzionale