Profilo sociologico di “novax” e “provax” Regimi di verità, capitale culturale e crisi della mediazione istituzionale



Abstract

La polarizzazione vaccinale emersa durante la pandemia da Covid-19 costituisce un osservatorio privilegiato per analizzare le trasformazioni della fiducia, dell’autorità e della produzione sociale della verità nelle società tardo-moderne. La contrapposizione tra i cosiddetti novax e sivax non può essere ridotta alla dicotomia semplicistica tra irrazionalità e razionalità, né a quella tra ignoranza e conoscenza. Essa va interpretata, piuttosto, come espressione di due diverse strategie adattive di fronte all’incertezza sistemica, alla crisi della mediazione istituzionale e alla ridefinizione del rapporto tra scienza, politica e cittadinanza.


In questa prospettiva, i novax possono essere letti come portatori di una forma di scetticismo critico e di resistenza epistemica, ralvolta radicata in esperienze di sfiducia e marginalità istituzionale caricata da condizioni di azzardo morale; i provax, invece, come espressione di una razionalità di delega fondata sulla fiducia sistemica, sul conformismo normativo e, in alcuni casi, su una riduzione della complessità critica a favore dell’adesione all’autorità esperta. Io credo nella scienza è diventato il loro motto, la scienza è diventata un mantra religioso cui affidare la propria vita. Entrambe le posizioni, lungi dall’essere meri atteggiamenti psicologici individuali, rinviano a strutture sociali, forme di capitale culturale, dispositivi biopolitici e mutamenti degli ecosistemi informativi digitali.

Parole chiave: polarizzazione vaccinale, società del rischio, fiducia sistemica, biopolitica, expertise, mediazione istituzionale.



1. La polarizzazione vaccinale come fenomeno della società del rischio

La frattura tra favorevoli e contrari alla vaccinazione anti-Covid va collocata all’interno della società del rischio descritta da Ulrich Beck. Nella modernità riflessiva, il rischio non proviene più principalmente dalla natura, ma è prodotto dallo stesso sviluppo tecnico-scientifico. Le istituzioni deputate a controllarlo — scienza, Stato, industria farmaceutica, organismi regolatori — appaiono al tempo stesso garanti della sicurezza e produttrici di nuove incertezze. Questa ambivalenza genera quella che Beck definisce irresponsabilità organizzata: un sistema in cui gli effetti collettivi delle decisioni sono diffusi, opachi e difficilmente attribuibili.

In questo contesto, sia la fiducia sia la diffidenza nei confronti dei vaccini rappresentano risposte socialmente intelligibili. Non si tratta, dunque, di contrapporre soggetti razionali a soggetti irrazionali, ma di comprendere come diversi gruppi sociali reagiscano a un medesimo ambiente di incertezza.

A questa lettura si affianca quella di Zygmunt Bauman, secondo cui la modernità liquida dissolve i tradizionali ancoraggi normativi e identitari. In assenza di riferimenti stabili, anche le scelte sanitarie assumono un valore simbolico e identitario: vaccinarsi o non vaccinarsi non significa soltanto adottare una condotta medica, ma anche collocarsi moralmente e politicamente nel mondo sociale.

2. Il potere performativo della nomenclatura: quando definire è costruire realtà

Un fenomeno di particolare rilevanza sociologica riguarda la funzione performativa del linguaggio istituzionale nella costruzione della realtà sociale. Il preparato a mRNA anti-Covid presentava caratteristiche tecniche parzialmente difformi dalla definizione classica di vaccino — basata sull'introduzione di un agente patogeno attenuato o inattivato — collocandosi piuttosto in una categoria farmacologica innovativa. Tuttavia, la sua qualificazione ufficiale come vaccino da parte delle autorità sanitarie ha prodotto effetti sociali che vanno ben al di là della mera classificazione tecnica.
Questa dinamica è analizzabile attraverso il concetto di atto performativo di John L. Austin (1962) e la sua elaborazione sociologica in Pierre Bourdieu (1982): le parole pronunciate da agenti dotati di autorità simbolica non descrivono la realtà, ma la istituiscono. Definire un preparato farmacologico "vaccino" significa inserirlo in un campo semantico già carico di storia, consenso scientifico consolidato e legittimità sociale.
Il corollario inevitabile di questa operazione nomenclatoria è stato la produzione di una asimmetria discorsiva strutturale: chiunque sollevasse obiezioni tecniche sulla classificazione — anche con argomentazioni legittime sul piano farmacologico — veniva automaticamente riposizionato nel campo simbolico dell'antiscientismo, poiché contestare un "vaccino" evocava il rifiuto di un paradigma scientifico consolidato da decenni, non la discussione di una categoria farmaceutica nuova.
Come osserva Ian Hacking (1999) con il suo concetto di making up people, le classificazioni istituzionali non si limitano a descrivere i fenomeni: li trasformano, trasformando al contempo chi li abita. In questo caso, la classificazione ha trasformato il dibattito tecnico-scientifico legittimo in stigma sociale, rendendo strutturalmente indistinguibili la critica epistemica fondata e il rifiuto ideologico della scienza.

3. Asimmetria epistemica della credenza

Un meccanismo cognitivo e sociale ricorrente nelle situazioni di crisi è quello che potremmo definire asimmetria epistemica della credenza: in condizioni di incertezza e pericolo, gli individui applicano standard di prova radicalmente diversi a seconda che l'informazione sia rassicurante o minacciosa. La bugia accomodante — ossia la narrazione che riduce l'angoscia, conferma le aspettative sociali e promette un ritorno all'ordine — viene accettata con una soglia di evidenza straordinariamente bassa, poiché il suo contenuto è già desiderato prima di essere valutato. Al contrario, la verità scomoda — quella che mette in discussione certezze consolatorie o impone una revisione dolorosa del proprio schema interpretativo — incontra una resistenza cognitiva e sociale che esige prove sempre più numerose, e che tende a spostare continuamente il confine della sufficienza probatoria. Applicato al dibattito vaccinale, questo meccanismo produce un'evidente disparità: l'efficacia e la sicurezza del vaccino non hanno necessitato, per la maggioranza, di una verifica autonoma e approfondita, in quanto credere era funzionalmente e socialmente vantaggioso; per converso, le evidenze scientifiche relative a rischi o effetti avversi — pur prodotte da ricerca legittima e rigorosamente pubblicata — hanno incontrato una soglia di accettabilità sistematicamente più alta, venendo sottoposte a un regime di ipercriticismo selettivo che le rendeva strutturalmente confutabili. Come osserva Kahneman (2011) con il concetto di What You See Is All There Is, la mente umana tende a costruire giudizi coerenti a partire dall'informazione disponibile e desiderata, ignorando ciò che disturba la narrativa dominante. La scienza, in questo senso, non viene valutata nella sua neutralità procedurale, ma filtrata attraverso la lente di ciò che si vuole che essa dica

4. I “novax”: scetticismo organizzato, resistenza epistemica e mentalità critica

4.1 Oltre lo stereotipo dell’ignoranza

La figura del novax è stata spesso costruita mediaticamente come emblema di ignoranza, antiscientismo o credulità complottista. Una lettura sociologica più rigorosa suggerisce invece che, almeno in una parte significativa dei casi, ci si trovi di fronte a una forma di scetticismo organizzato, nel senso attribuito da Robert K. Merton alla sospensione del giudizio dinanzi a evidenze considerate incomplete, contraddittorie o insufficientemente verificate.

Il punto decisivo è che questo scetticismo viene esercitato fuori dalle istituzioni legittimate della scienza. Non essendo inserito nei protocolli di validazione accademica, esso tende a trasformarsi da pratica epistemica in contro-sapere sociale. Tuttavia, non è privo di logica. Al contrario, molti soggetti esitanti mobilitano categorie proprie della cultura scientifica — peer review, conflitto di interessi, replicabilità, trasparenza dei dati — per mettere in discussione il consenso istituzionale. In contrapposizione ai provax spesso disinteressati ad una conoscenza approfondita.

Da questo punto di vista, i novax non sono quindi anti-scientifici, essi basano la loro opinione sul dubbio anziché sulla certezza, e cos'è questo se non il metodo scientifico?: più spesso contestano chi ha il diritto di parlare in nome della scienza (o forse dovremmo dire dell'industria) e in quali condizioni tale diritto venga riconosciuto (interesse pubblico vs interesse privato elitario connotato da forte azzardo morale).

4.2 Expertise esperienziale e capitale culturale alternativo

La teoria dell’expertise di Harry Collins e Robert Evans consente di comprendere meglio tale fenomeno. Accanto all’expertise contributiva di chi produce sapere scientifico e a quella interattiva di chi padroneggia il linguaggio di un campo senza produrre conoscenza, esiste una competenza fondata sull’esperienza vissuta. Molti soggetti contrari o esitanti rivendicano proprio questo tipo di sapere: un sapere corporeo, biografico, relazionale, maturato nel rapporto diretto con il sistema sanitario, con eventi avversi percepiti o con una lunga storia di distanza dalle istituzioni.

Qui risulta particolarmente utile anche Pierre Bourdieu. Il campo scientifico è uno spazio di lotte simboliche in cui l’autorità dipende dal possesso di capitale culturale legittimo: titoli, ma anche illegittimo come le affiliazioni (alle case farmaceutiche stesse che producono il.vaccino), oppure il riconoscimento istituzionale. I soggetti che non dispongono di questo capitale possono però possederne altre forme — letture, pratiche di autoformazione, inserimento in reti epistemiche parallele — che li portano a sviluppare una postura di eterodossia strutturale. Il rifiuto della doxa scientifica spesso piegata alla doxa industriale dominante non dipende quindi necessariamente dall’assenza di cultura, ma può configurarsi come effetto di una diversa collocazione nel campo del potere simbolico e di sfiducia verso il sapere unico spesso svenduto all'avidità umana che piega, in condizione di sempre maggiore azzardo morale,  il benessere collettivo a quello privatistico di chi lo controlla.

In questo senso, ciò che in chiave polemica viene talvolta descritto come “mentalità critica” dei novax può essere anche  riformulato sociologicamente come 'disposizione critica anti-istituzionale": una tendenza a problematizzare il sapere ufficiale, a sospettare dei dispositivi di legittimazione e a rivendicare autonomia di giudizio. Tale disposizione, nel caso dei novax, non è degenerato in selettività cognitiva o chiusura informativa, anzi una apertura sistemica all'approfondimento critico, il che esclude inequivocabilmente l'irrazionalità.

4.3 Rischio, autonomia corporea e biopolitica

La teoria culturale del rischio di Mary Douglas e Aaron Wildavsky mostra che il rischio non è mai semplicemente “dato”, ma sempre interpretato attraverso matrici culturali e morali. I soggetti più inclini a una visione individualista o egualitaria (Douglas e Wildavsky - La cosmologia come "modalità attivata dal contesto") tendono a percepire come minaccia prioritaria ciò che proviene da apparati centralizzati e da forme di intervento sul corpo vissute come eterodirette.

In questa prospettiva, per molti novax il vaccino non rappresenta soltanto un presidio sanitario, ma anche un simbolo di intrusione istituzionale, accelerazione sperimentale e compressione dell’autonomia personale. La loro percezione del rischio non si fonda soltanto su dati epidemiologici alternativi, ma su una gerarchia di valori in cui il controllo sul proprio corpo e la diffidenza verso il potere occupano una posizione centrale.

Qui si inserisce il contributo di Michel Foucault: la vaccinazione di massa, soprattutto quando accompagnata da obblighi diretti o indiretti, può essere letta come dispositivo di biopolitica, cioè come forma di governo della popolazione attraverso la regolazione dei corpi. La resistenza vaccinale diventa allora una contro-condotta: non semplice rifiuto, ma pratica di soggettivazione oppositiva nei confronti della razionalità governamentale.

4.4 Rappresentazioni sociali e ambienti digitali

La diffusione di narrazioni alternative tra i novax può essere compresa mediante la teoria delle rappresentazioni sociali di Serge Moscovici. Quando le istituzioni producono messaggi contraddittori, mutano rapidamente linee guida e rendono opaca la distinzione tra sapere consolidato e sapere provvisorio, si apre uno spazio simbolico che viene occupato da rappresentazioni più coerenti, identitarie e affettivamente rassicuranti.

Le piattaforme digitali amplificano questo processo. Le echo chambers e le filter bubbles favoriscono la sedimentazione di universi cognitivi omogenei, in cui il dubbio verso le istituzioni si rafforza reciprocamente e si struttura come comunità morale. Tuttavia, dal punto di vista sociologico, questi ambienti non creano la diffidenza dal nulla: piuttosto la organizzano, la accelerano e le offrono linguaggi condivisi.

5. I “provax”: fiducia sistemica, conformismo normativo e delega cognitiva


5.1 La fiducia nei sistemi esperti

Se il polo novax esprime una razionalità di resistenza, il polo provax appare invece interpretabile come una razionalità di delega. Anthony Giddens ha mostrato come la modernità si fondi su sistemi astratti — scientifici, tecnici, finanziari, amministrativi — che richiedono un costante investimento fiduciario da parte dei cittadini. Poiché nessun individuo può verificare direttamente il funzionamento di tali sistemi, la vita quotidiana dipende da una forma strutturale di fiducia.

Durante la pandemia, questa fiducia ha assunto un ruolo decisivo nel ristabilire quella che Giddens definisce sicurezza ontologica: il senso di continuità, stabilità e prevedibilità del mondo. In presenza di una minaccia invisibile e pervasiva, aderire alla campagna vaccinale ha significato, per molti, non soltanto proteggersi biologicamente, ma anche ricostruire un ordine simbolico infranto.

5.2 Conformismo, pressione morale e appartenenza di gruppo

Gli studi di Solomon Asch sulla conformità aiutano a capire come, in condizioni di forte incertezza, gli individui tendano ad allinearsi alla posizione della maggioranza percepita. Quando i dati sono complessi, tecnici e mutevoli, il riferimento al comportamento dominante diventa un criterio di orientamento pratico. La vaccinazione si trasforma così in una norma sociale interiorizzata, più che in una decisione pienamente autonoma.

La teoria dell’identità sociale di Tajfel e Turner consente di leggere la polarizzazione come processo di differenziazione tra ingroup e outgroup. L’identificazione con il gruppo dei “responsabili”, dei “fiduciosi nella scienza”, dei “cittadini cooperativi” ha rafforzato la tendenza a stigmatizzare il gruppo opposto come deviante, egoista o pericoloso. È in questo contesto che le forme di aggressione da parte del popolo provax ai danni del popolo novax ha assunto connotazioni di violenza simbolica inaudita al limite della tenuta sociale.

Attraverso le categorie di Erving Goffman, il non vaccinato può essere descritto come soggetto colpito da stigma: marchiato simbolicamente come portatore di una colpa civile, costretto a giustificarsi, occultarsi o accettare forme di esclusione. La pressione a vaccinarsi non è passata soltanto per l’obbligo giuridico o amministrativo, ma anche per una forte e gravissima (io oserei dire vergognosa) moralizzazione pubblica del comportamento.

5.3 Dal sapere scientifico allo scientismo

Un punto centrale dell’analisi riguarda la tendenza di parte del fronte provax a trasformare la fiducia nella scienza in una forma di scientismo. In termini sociologici, ciò avviene quando il riferimento alla scienza smette di funzionare come apertura al metodo critico e diventa invece appello all’autorità, certezza identitaria, criterio di legittimazione morale.

Qui il concetto di religione civile di Robert Bellah si rivela utile: il vaccino può essere interpretato come una sorta di sacramento civico, cioè come gesto simbolico che certifica appartenenza, responsabilità e adesione alla comunità politica. In questa configurazione, la scienza non viene più percepita come sapere fallibile e autocorrettivo, ma come fondamento indiscutibile dell’ordine collettivo. Da più parti e più volte abbiamo sentito il popolo provax pronunciare frasi tipo "io credo nella scienza" , "i vaccini non possono essere pericolosi", oppure "la scienza non si discute".

Da un punto di vista critico, ciò può produrre una riduzione della capacità di analisi autonoma. Più che parlare in modo assoluto di “scarsità di analisi critica”, è sociologicamente più preciso parlare di delega cognitiva: la rinuncia a valutare la complessità dei processi scientifici e istituzionali in favore di un affidamento quasi totale all’autorità degli esperti e degli apparati statali. Tale delega può essere funzionale alla coesione sociale, ma rischia di comprimere il pluralismo cognitivo e di svalutare ogni dissenso come devianza.

5.4 La crisi dell’agire comunicativo

La teoria dell’agire comunicativo di Jürgen Habermas permette di cogliere un ulteriore aspetto. Una decisione collettiva è pienamente legittima solo se preceduta da un discorso pubblico trasparente, argomentativo e aperto al confronto. Nella gestione pandemica, tuttavia, il discorso istituzionale ha spesso oscillato tra semplificazione comunicativa, opacità dell’incertezza e delegittimazione del dissenso.

Quando il sapere scientifico viene comunicato come blocco monolitico, quando le revisioni delle evidenze vengono presentate come anomalie e non come parte normale del processo scientifico, e quando la pressione normativa sostituisce l’argomentazione, si produce un effetto paradossale: la fiducia viene chiesta in misura crescente proprio mentre si restringono le condizioni che la renderebbero razionalmente fondata. Ed è qui che molti provax hanno iniziato a dubitare del vaccino, anche se dopo due o tre dosi somministrate.

In questo senso, la posizione provax può trasformarsi, nelle sue forme più ideologizzate, in una pratica di conformismo epistemico che preserva la stabilità sistemica ma indebolisce la riflessività critica.

6. Piattaforme digitali e nuove geografie della fiducia

La polarizzazione tra novax e provax non si spiega senza considerare l’ambiente digitale. Manuel Castells ha mostrato come la network society riconfiguri i rapporti tra comunicazione, potere e formazione dell’opinione pubblica. Le piattaforme non sono semplici canali neutrali, ma spazi di produzione di visibilità, rilevanza e appartenenza.

Le ricerche sulla diffusione della disinformazione hanno documentato che i contenuti emotivamente intensi, moralmente polarizzanti e narrativamente semplici circolano con maggiore rapidità rispetto alle informazioni complesse e caute. Questo vale per le narrazioni complottiste, ma anche per quelle istituzionali quando assumono forme binarie e moralizzate.

Seguendo Shoshana Zuboff, si può dire che il capitalismo della sorveglianza non si limiti a registrare le preferenze degli utenti, ma le modelli attivamente attraverso architetture dell’attenzione che premiano l’indignazione, la contrapposizione e la conferma identitaria. In tal modo, tanto il dissenso quanto il consenso vengono intensificati, trasformandosi in appartenenze emozionali più che in posizioni discorsive, e quando l'approfondimento manca, la verità diventa unica.


7. Oltre la dicotomia: una sociologia della crisi della mediazione


7.1 La frattura tra scienza e cittadinanza

Il nodo di fondo non risiede semplicemente nella presenza di credenze false o di cattive interpretazioni dei dati, ma nella crisi della mediazione istituzionale. Bruno Latour distingue tra matters of fact e matters of concern: le prime rinviano a fatti chiusi, stabilizzati; le seconde a questioni complesse, pubblicamente controverse, che richiedono mediazione, discussione e riconoscimento dell’incertezza.

Durante la pandemia, molte questioni che avrebbero richiesto di essere trattate come matters of concern sono state presentate come fatti indiscutibili. Quando poi le evidenze si sono modificate o articolate, la credibilità istituzionale ne ha risentito. La crisi non deriva quindi soltanto dalla disinformazione scientificamente pilotata ma anche da una sovra-semplificazione istituzionale della complessità.

7.2 Due strategie adattive di fronte all’ignoto

Da una prospettiva sociologica, novax e provax appaiono come due modalità differenti di gestione dell’incertezza.

La strategia minoritaria, riconducibile ai novax, privilegia l’autonomia del giudizio, il dubbio metodico e la vigilanza verso il potere, anche a costo di esclusione sociale e marginalizzazione. Essa mantiene viva una domanda di trasparenza, di partecipazione epistemica e di controllo democratico sui saperi esperti la cui credibilità è spesso sospettata di essere al soldo degli interessi miliardari delle case farmaceutiche.

La strategia maggioritaria, riconducibile ai provax, privilegia invece la coesione, la fiducia sistemica e la protezione garantita dalla delega all’autorità. Essa consente di preservare ordine sociale e integrazione normativa, ma può comportare l’indebolimento dell’autonomia critica e la tendenza a convertire il consenso scientifico in ortodossia morale.

Né l’una né l’altra posizione esauriscono il problema. La prima rischia di sconfinare in contro-pubblici impermeabili; la seconda di trasformarsi in cittadinanza passiva che fa proprio il verbo delle classi al potere. Entrambe dunque, sono sintomi differenti di una medesima frattura nella relazione tra istituzioni, saperi e vissuti sociali.

7.3 Per una democrazia epistemica

La lezione sociologica più rilevante è che la polarizzazione non si supera demonizzando una delle due parti. Occorre piuttosto ricostruire le condizioni di una democrazia epistemica, in cui la conoscenza scientifica non sia né idolatrata né delegittimata, ma resa pubblicamente intelligibile, discutibile nei suoi margini di incertezza e istituzionalmente mediata in modo trasparente.

In questo senso, il contributo di Collins ed Evans è decisivo: non si tratta di abolire la distinzione tra expertise competente e opinione profana, ma di costruire forme di mediazione che riconoscano anche la legittimità di alcune domande provenienti dai diversi saperi  non istituzionali e dalle diverse prospettive scientifiche legittime anche se non piegate alla logica dell'interesse maggioritario. In una situazione ideale priva di giochi di potere sarebbe possibile quanto dice Habermas, cioè una comunicazione pubblica capace di distinguere tra ciò che è consolidato e ciò che è ancora aperto, tra consenso robusto e controversia residua, tra evidenza e decisione politica, rappresenta la condizione per ridurre la sfiducia senza imporre conformismo, ma la realtà sappiamo non è mai ideale.


Conclusione

La contrapposizione tra novax e provax non designa due essenze morali opposte, ma due posture sociali prodotte dalla stessa configurazione storica: una modernità riflessiva in cui la scienza è insieme autorità e problema, la politica è insieme protezione e controllo, e la comunicazione pubblica fatica sempre più a mediare tra complessità tecnica e legittimità democratica.

I novax esprimono, nelle loro forme più elaborate, una critica alla verticalità dell’autorità scientifico-istituzionale-industruale e una domanda di autonomia epistemica; i provax incarnano, nelle loro forme più conformiste, la necessità di affidarsi a sistemi "esperti", o ritenuto tali, per ristabilire ordine e sicurezza. Il conflitto tra questi due orientamenti rivela non tanto chi abbia “più ragione” in senso assoluto, quanto il fatto che la società contemporanea non dispone più di mediazioni simboliche condivise abbastanza forti da tradurre l’incertezza in fiducia pubblica.

Per questo il problema non è semplicemente sanitario, ma profondamente sociologico: riguarda il modo in cui una società decide chi può parlare in nome della verità, quale verità scientifica abbia diritto di essere pubblicata, a quali condizioni tale verità è credibile, e quale spazio resta al dissenso dentro una democrazia che voglia restare tale.


le teorie sociologiche presenti nell'articolo, organizzate per area tematica:



Struttura sociale e modernità


Società del rischio — Ulrich Beck
La modernità produce rischi endogeni al sistema tecnico-scientifico stesso, generando ambivalenza nelle istituzioni preposte a gestirli.

Modernità liquida — Zygmunt Bauman
La dissoluzione degli ancoraggi normativi trasforma anche le scelte sanitarie in atti identitari e simbolici.

Modernità riflessiva e sicurezza ontologica — Anthony Giddens
Gli individui delegano fiducia a sistemi esperti astratti per mantenere un senso di stabilità e continuità del sé.


Scienza, expertise e legittimità del sapere


Scetticismo organizzato — Robert K. Merton
La sospensione del giudizio in attesa di evidenza verificabile, qui applicata fuori dalle istituzioni accademiche.

Teoria dell'expertise — Harry Collins & Robert Evans
Distingue tra expertise contributiva, interattiva ed esperienziale: i novax rivendicano quest'ultima, fondata sul sapere biografico e corporeo.

Matters of fact vs. matters of concern — Bruno Latour
Le istituzioni hanno presentato questioni ancora aperte come fatti chiusi, generando fragilità comunicativa.

Potere simbolico e campo sociale


Campo scientifico, habitus e capitale culturale — Pierre Bourdieu
Il rifiuto della doxa scientifica può essere una forma di eterodossia strutturale, non ignoranza, ma diversa collocazione nel campo del potere simbolico.


Percezione del rischio


Teoria culturale del rischio — Mary Douglas & Aaron Wildavsky
Il rischio non è mai oggettivo ma filtrato da matrici valoriali e cosmologie sociali (gerarchista, individualista, egualitaria, fatalista).


Biopolitica e controllo dei corpi


Biopolitica e contro-condotta — Michel Foucault
La vaccinazione obbligatoria o incentivata come dispositivo di governo della popolazione; la resistenza come pratica di soggettivazione oppositiva.


Cognizione sociale e rappresentazioni


Teoria delle rappresentazioni sociali — Serge Moscovici
Quando le istituzioni producono messaggi contraddittori, lo spazio simbolico viene riempito da narrazioni alternative più coerenti e identitarie.

Asimmetria epistemica della credenza / WYSIATI — Daniel Kahneman
Gli individui applicano standard di prova diversi a seconda che l'informazione sia rassicurante o minacciosa.


Conformismo e identità di gruppo


Conformità sociale — Solomon Asch
In condizioni di incertezza, gli individui si allineano alla posizione della maggioranza percepita.

Teoria dell'identità sociale — Henri Tajfel & John Turner
La polarizzazione come processo di differenziazione ingroup/outgroup con stigmatizzazione del gruppo minoritario.

Stigma e gestione dell'identità — Erving Goffman
Il non vaccinato come soggetto stigmatizzato, costretto a giustificarsi o occultarsi.


Religione civile e legittimità collettiva


Religione civile — Robert Bellah
Il vaccino come sacramento civico che certifica appartenenza e responsabilità alla comunità politica.

Agire comunicativo — Jürgen Habermas
La legittimità delle decisioni collettive dipende dalla qualità del discorso pubblico; la semplificazione istituzionale viola le condizioni di un discorso razionale.


Media digitali e nuovi ecosistemi informativi


Network society— Manuel Castells
Le piattaforme riconfigurano i rapporti tra comunicazione, potere e formazione dell'opinione pubblica.

Capitalismo della sorveglianza — Shoshana Zuboff
Le piattaforme modellano attivamente le preferenze premiando contenuti polarizzanti, rendendo la disinformazione un prodotto strutturale.

Post-verità — Lee McIntyre
La prevalenza delle disposizioni emotive e identitarie nella selezione dei fatti ritenuti credibili.


Riferimenti bibliografici essenziali

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Latour, B. (2004). Why has critique run out of steam?  
McIntyre, L. (2018). Post-Truth.  
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Moscovici, S. (1961). La Psychanalyse, son image et son public.  
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Zuboff, S. (2019). The Age of Surveillance Capitalism.
Kahneman, D. (2011). Thinking, Fast and Slow. Farrar, Straus and Giroux.

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