II dono: parte 2 Simbolismo e Funzionalismo: L'Evoluzione del Concetto di Dono nella Filosofia e Sociologia
Il concetto di dono analizzato da Marcell Mauss può darci l'opportunità di fare una riflessione comparativa con diversi autori, tra cui Aristotele, Taylor, Levi Strauss e Durkheim, ognuno dei quali ha contribuito a delineare aspetti diversi della sua natura sociale e simbolica. Questa analisi mette in evidenza le somiglianze e le differenze tra questi approcci, focalizzandosi anche sul metodo funzionalista adottato da Mauss, derivato dall'insegnamento di Durkheim, e sulla critica di Lévi-Strauss riguardo al simbolismo.
Taylor e la Teoria Evoluzionistica
Edward Burnett Taylor, noto per la sua teoria evoluzionistica della cultura, vede il dono e l'animismo come fasi primitive dello sviluppo culturale. Nella sua visione, le società semplici tendevano ad attribuire vita e intenzionalità agli oggetti, un aspetto che considerava tipico del pensiero animista. Taylor interpretava questi fenomeni come tappe iniziali in un processo evolutivo che conduce a forme di scambio più razionali e moderne. Sebbene questo approccio offra una spiegazione storica dell'attribuzione di spirito agli oggetti, tende a vedere il pensiero simbolico come qualcosa di primitivo e destinato a scomparire con il progresso culturale.
Similitudini tra Mauss e Durkheim: Approccio Funzionalista
Marcel Mauss e Émile Durkheim condividono una visione sociale che cerca di comprendere le pratiche umane nel contesto delle loro funzioni all'interno della società. Durkheim, considerato il fondatore del funzionalismo, sosteneva che i "fatti sociali" dovessero essere analizzati in termini della loro funzione, cioè del ruolo che giocano nel mantenimento della coesione sociale. Mauss adotta questo approccio funzionalista per analizzare il fenomeno del dono, cercando di capire non solo cosa sia lo scambio di doni, ma a cosa serva all'interno della società.
Nel saggio "Saggio sul dono", Mauss considera lo scambio di doni come un "fatto sociale totale", cioè un fenomeno che coinvolge molteplici aspetti della vita sociale: economico, giuridico, morale e religioso. Seguendo l'approccio funzionalista di Durkheim, Mauss cerca di capire come il dono serva a mantenere l'equilibrio sociale, creando legami tra gli individui e stabilendo un sistema di reciprocità che rafforza la coesione comunitaria. In questo senso, il dono non è solo uno scambio di beni, ma un meccanismo attraverso cui si stabiliscono e si mantengono relazioni di solidarietà, obblighi e alleanze.
Simbolismo in Mauss e Critica di Lévi-Strauss
Prima di discutere della critica rivolta a mauss da Levi Strauss dobbiamo spiegare cos'è l'Hau nella tradizione Maori, altrimenti il lettore non riuscirà a comprendere di cosa siamo parlando.
Taonga e Hau nella Tradizione Maori
Nella tradizione Maori, i taonga sono beni preziosi, talismani, emblemi, stuoie e idoli sacri [1]. Possono anche includere tradizioni, culti e rituali magici [1]. Questi oggetti sono intrisi di mana, la forza magica, religiosa e spirituale di una persona, di un clan o di una terra [2].
I taonga sono strettamente legati al concetto di hau, un potere spirituale che li anima [3, 4]. Quando un taonga viene donato, il suo hau lo segue e crea un vincolo tra il donatore e il ricevente [3, 4]. Questo vincolo obbliga il ricevente a ricambiare il dono, altrimenti il suo hau potrebbe vendicarsi [2].
Si può pensare all'hau come all'"essenza" o allo "spirito" della cosa donata, una forza vitale che la lega al suo proprietario originale [5]. Per i Maori, l'atto di donare non è un semplice trasferimento di un oggetto, ma un atto che crea un legame spirituale e sociale duraturo [5].
Ecco alcuni punti chiave da ricordare su taonga e hau:
I taonga non sono inerti, ma possiedono un'anima che li collega al donatore [5].
Lo hau conferisce ai taonga un potere spirituale che li rende capaci di influenzare il benessere del ricevente [2].
L'obbligo di ricambiare i taonga è fondamentale per il mantenimento dell'equilibrio sociale e spirituale nella cultura Maori [2].
L'idea di hau si applica anche ad altri tipi di doni, come il cibo [6, 7], rafforzando l'importanza della reciprocità in tutte le sfere della vita Maori.
Lévi-Strauss critica l'interpretazione di Mauss dello hau, sostenendo che Mauss attribuiva un significato troppo specifico e animistico al concetto. Secondo Lévi-Strauss, il dono non deve essere interpretato come se fosse letteralmente abitato da uno spirito, ma come un simbolo all'interno di una struttura di pensiero più ampia. Egli vede il simbolismo del dono come parte di una struttura mentale universale che utilizza concetti simbolici per organizzare e comprendere il mondo. Tuttavia, il punto di Lévi-Strauss è che, pur essendo simbolico e parte di una struttura universale, il significato attribuito a questi simboli può variare da cultura a cultura. In altre parole, il simbolismo è universale come forma di pensiero, ma i significati specifici che un simbolo assume, come lo hau, sono specifici per ogni società e rispondono alle particolari condizioni culturali di quella popolazione.
In realtà, per Mauss, il concetto di hau non rappresenta l'idea che nel dono ci sia uno spirito che obbliga alla reciprocità piuttosto lo usa come esempio per dimostrare che il dono sia qualcosa di totalizzante, cioè include anche elementi religiosi e spirituali oltre che socio-politici ed economici. In pratica l'esempio dello hau nella tradizione Maori è l'esempio utilizzato da Mauss per dimostrare l'esistenza di una componente religiosa collegata alla pratica del dono.
Mauss vede nel dono qualcosa di più del valore economico dell'oggetto scambiato: il dono è simbolo di legame sociale e di obblighi reciproci, ha la capacità di redimere conflitti e può quindi essere usato per esprimere il proprio potere ed è anche permeato da simbolismi religiosi.
Similitudini tra Mauss e Aristotele: Dimensione Spirituale
Pur operando in contesti e periodi storici diversi, i Maori e Aristotele condividono un'idea di fondo: entrambi riconoscono una dimensione immateriale che anima e organizza le relazioni e gli oggetti. Per i Maori, è lo hau, lo spirito che dà vita al dono e ne crea il valore sociale; per Aristotele, è la "forma" (eidos) che conferisce ordine e scopo alla materia. Nei caso dei beni artificiali essi contengono sta la materia di cui sono composti, materia la cui origine è da ricercare nei stato di quiete e movimento attraverso i quali la naturale ha originariamente plasmati, sia nella forza impresa dall'uomo la cui origine è da ricercare nella sua anima, la forza cioè che plasma la forma dell'uomo.
Entrambi vedono oltre la mera materialità e identificano una componente non tangibile che attribuisce significato a ciò che è percepibile. I Maori e Aristotele, in questo senso, convergono nell'attribuire agli oggetti e alle relazioni una realtà che trascende la loro fisicità, sia essa il valore simbolico del dono che incarna lo spirito del donatore o la "forma" aristotelica che organizza la sostanza.
Conclusione
L'analisi del dono mette in luce diverse prospettive e approcci, dal funzionalismo di Durkheim, applicato da Mauss, alla teoria evoluzionistica di Taylor, fino alla critica strutturalista di Lévi-Strauss. Mauss, influenzato dal metodo di Durkheim, cerca di capire a cosa serva il dono e come questo fenomeno contribuisca a mantenere la coesione sociale. Lévi-Strauss amplia questa comprensione suggerendo che il dono funzioni come un simbolo all'interno di una struttura mentale universale, pur riconoscendo che i significati di questi simboli siano specifici per ogni cultura. Infine, la similitudine tra Mauss e Aristotele emerge nella loro visione di una dimensione spirituale che permea la realtà, che nel caso di Mauss si manifesta come un legame sociale incarnato nel dono, e in Aristotele come "forma" che dà vita e ordine alla materia.
Questi diversi punti di vista permettono di cogliere la complessità del dono e il suo ruolo essenziale nelle dinamiche sociali, mostrando come esso non sia solo un atto di scambio materiale, ma una pratica che costruisce e rafforza la rete delle relazioni umane.
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