Il Dono come Chiave di Lettura per la Società: Una Riflessione su Marcel Mauss
Nel Saggio sul dono, Marcel Mauss ci invita a riflettere su un sistema economico e sociale che precede il capitalismo: lo scambio-dono. Lungi dall'essere un atto irrazionale o arcaico, il dono rappresentava nelle società antiche un mezzo per creare legami, gerarchie e persino per risolvere conflitti. Mauss critica la visione moderna dell’Homo oeconomicus e ci mostra come, anche oggi, la logica del dono possa offrire una prospettiva alternativa per ripensare le relazioni economiche e sociali. Qual è il ruolo del dono nella società contemporanea? Scopriamolo insieme.
La seconda conclusione del capitolo quarto del *Saggio sul dono* si concentra sulle implicazioni sociologiche ed economiche del sistema del dono.
Cito dal suo testo:
“tutti i fenomeni ….. della vita economica dei popoli esaminati ……… e tutte le sopravvenienze importanti delle tradizioni considerate, nelle società vicine a noi sfuggono agli schemi offerti solitamente dai rari economisti che hanno voluto porre a confronto le diverse economie conosciute,”
L'autore mette in luce come il sistema di scambio-dono, presente nelle società arcaiche e in alcune pratiche contemporanee, si discosti significativamente dai modelli economici classici basati sull'utilitarismo e sull'interesse individuale.
Inoltre Mauss critica l’economia ufficiale per non aver preso in dovuta considerazione il sistema scambio-dono, a parte alcuni rari economisti tra cui Simenon di cui la collega Erika ha ampiamente e brillantemente evidenziato nella sua relazione.
Marcello Mauss, pur non essendo un antropologo sul campo, ha dimostrato come un'accurata analisi comparativa di dati etnografici, come quelli di Malinowski sul Kula Ring o sugli studi sul potlach, possa condurre a sviluppare teorie originali e profonde, come la sua teoria del dono. Da un punto di vista epistemologico, il lavoro di Mauss rappresenta un esempio eclatante di come lo studio da tavolino, se condotto con rigore e metodo, possa essere altrettanto fecondo e innovativo rispetto al lavoro sul campo, offrendo una prospettiva più ampia e comparativa.
Badate bene, Mauss sta dicendo che, nelle economia antiche, prima che nascesse il sistema capitalistico e prima ancora che fosse inventata la moneta, vi era comunque un sistema economico, i sistemi economici erano pur sempre presenti nelle società ma non si basavano sul mero calcolo utilitaristico ma si basavano, per molto tempo, sul sistema di scambio-dono intriso anche da religione, altruismo, legami sociali, dinamiche di potere, conflitti, il dono cioe’ era il sistema economico delle epoche passate ed era un fatto totalizzante. Gli economisti hanno deciso di studiare i sistemi economici moderni decidendo di non studiare quelli antichi.
"Aggiungiamo, perciò, le nostre osservazioni che riprendono quelle di Malinowski, che ha consacrato un intero lavoro a «far saltare» le dottrine correnti sull’economia «primitiva»”
Attraverso questa frase, Mauss sottolinea la sua intenzione di costruire sulla solida base delle osservazioni di Malinowski per sviluppare una comprensione più completa e sfaccettata dei fenomeni economici, andando oltre le interpretazioni semplicistiche dell'epoca.
In particolare, Mauss si riferisce alle scoperte di Malinowski riguardo al kula, un sistema di scambio cerimoniale praticato nelle isole Trobriand.
Il kula dimostra che lo scambio di doni non è un atto puramente altruistico, ma è intrinsecamente legato a obblighi sociali, interessi economici e persino a forme di competizione e rivalità.
Mauss considera il kula come un esempio lampante di come l'economia sia profondamente intrecciata con la vita sociale e morale delle comunità.
“ Nelle società accennate opera la nozione di valore; eccedenze molto grandi, assolutamente parlando, vi vengono ammassate; spesso, esse vengono spese in pura perdita, con una magnificenza relativamente enorme, che non ha niente di mercantile; segni di ricchezza, specie di monete, sono oggetto di scambio. Ma tutta questa economia assai ricca è ancora piena di elementi religiosi: la moneta ha ancora un potere magico ed è ancora legata al clan o all’individuo “
Mauss parla del ruolo degli oggetti utilizzati per lo scambio nelle diverse pratiche e cerimonie come i Kula e i Potlach, che pur non essendo monete come le consideriamo noi oggi, nel hanno comunque la stessa funzione, unità di conto e di valore e dunque sono moneta a tutti gli effetti. del resto anche le nostre monete non hanno un valore intrinseco come l’oro o l’argento, eppure ne abbiamo fiducia.
Da due punti di vista, d’altra parte, queste cose preziose hanno la stessa funzione della moneta nelle nostre società e, di conseguenza, meritano di essere classificate almeno nello stesso genere. Esse possiedono un potere di acquisto e questo potere è tradotto in cifre. Per tale «rame» americano è dovuto un pagamento di tante coperte, a tale vaygu´a corrispondono tanti e tanti panieri di ignami. L’idea di numero c’è, anche se questo numero non è fissato dall’autorità dello Stato e varia attraverso la successione dei kula e dei potlàc. Inoltre, questo potere di acquisto è veramente liberatorio. Anche se è riconosciuto solo tra individui, clan e tribú determinate ed esclusivamente tra associati, non è per questo meno pubblico, ufficiale, fisso. Brudo, amico di Malinowski e che ha risieduto come lui a lungo alle Trobriand, pagava i suoi pescatori di perle tanto con vaygu´a quanto con moneta europea o con mercanzia a corso fisso. Il passaggio da un sistema all’altro è avvenuto senza scosse, era perciò possibile. – Amstrong, a proposito delle monete dell’isola Rossel, vicina alle Trobriand, dà indicazioni molto chiare e persiste nel nostro stesso errore, se di errore si tratta. A unique monetary system, in «Economic Journal», 1924
Il dono insomma è il precursore dell’economia moderna , dal dono al baratto, allo scambio con monete a vista a quella a credito a quella a credito rateale.
“Il baratto, la permutatio delle cose utili, pone all’origine della divisione del lavoro.”
L'autore critica la visione semplicistica di alcuni economisti che considerano la rivoluzione industriale come l'origine della divisione del lavoro. Questa interpretazione ignora la complessità dei sistemi di scambio-dono che, pur non basandosi sul profitto individuale, sono caratterizzati da una vivace attività economica e sociale.
La visione prevalente tra molti economisti, così come tra alcuni sociologi come Durkheim, è che la divisione del lavoro sia iniziata con la rivoluzione industriale, quindi con l'avvento della società moderna. Marcel Mauss critica questa teoria, attribuendo l'origine della divisione del lavoro al baratto. Tuttavia, poco più avanti nel suo testo, Mauss accenna quasi in sordina alla possibilità che il dono, più che il baratto, possa essere stato il vero inizio della divisione del lavoro. Questa idea del dono come origine della specializzazione lavorativa emerge più chiaramente solo nelle sezioni successive del libro, dove approfondisce il fenomeno in modo specifico.
Egli nella pagina successiva, parlando del dono, dice:
“E’ chiaro dunque dove risieda la forza, a un tempo mistica e pratica, che unisce i clan e contemporaneamente li obbliga allo scambio."
Con questa affermazione sembra appunto voler dire a basso voce che il dono, prima ancora del baratto, abbia avuto un ruolo nella divisione del lavoro.
Torniamo nuovamente indietro dove avevamo lasciato la lettura, cioè dopo aver parlato della della divisione del lavoro..
“possiamo spingerci ancora piu’ lontano di quanto fatto finora…I termini da noi adoperati: presente, regalo, dono, non sono del tutto esatti. Sarebbe bene mettere in un crogiolo tutti i concetti economici: che ci compiacciamo a contrapporre: libertà e obbligo, …”
L’autore si propone di rivedere le categorie economiche e giuridiche tradizionali, come la libertà, l'obbligo, la liberalità, l'interesse e l'utilità. Questa revisione è necessaria per comprendere la natura ibrida del dono, che non è né totalmente gratuito né totalmente interessato.
“Malinowski, ha fatto uno sforzo serio per classificare dal punto di vista dei movimenti dell’interesse e del disinteresse, tutte le transazioni da lui constatate presso i trobriand; egli le colloca tra i l dono puro e il baratto per via contrattazione. Questa classificazione è, in fondo, inapplicabile.”
Mauss, riferendosi al lavoro di Malinowski sulle isole Trobriand, introduce il termine "mapula" per descrivere il pagamento costante dell'uomo alla propria donna. Mauss accosta questo pagamento ad una sorta di salario per la prestazione di un servizio sessuale. Con queste parole, l'autore intende mettere in luce la natura complessa e non disinteressata dello scambio all'interno delle relazioni matrimoniali in queste società.
Il Dono Non è Gratuito: Mauss, rifacendosi alla sua teoria generale sul dono, sottolinea come anche nelle relazioni apparentemente più intime come quelle tra marito e moglie, lo scambio non è mai puramente gratuito. Anche il "mapula," seppur offerto all'interno di un legame affettivo, implica un'idea di controprestazione.
L'utilizzo del termine "salario" per descrivere il "mapula" evidenzia come Mauss interpreti i servizi sessuali resi dalla donna al marito come una forma di lavoro che merita un compenso. Questo compenso, a sua volta, rinsalda il legame sociale e crea un sistema di obblighi reciproci tra i coniugi .
Superamento di una Visione Utilitaristica: Mauss si pone in contrasto con una visione puramente utilitaristica delle relazioni sociali. Attraverso il concetto di "mapula," l'autore dimostra come anche gli scambi apparentemente più "intimi" siano regolati da un sistema di doni e controdoni che crea legami e obblighi reciproci. In questo sistema, la gratuità assoluta non esiste.
Attraverso l'esempio del "mapula," Mauss invita ad una riflessione più ampia sulla natura del dono e dello scambio nelle società umane, superando una visione semplicistica e utilitaristica che riduce.
Dopo aver esaminato il dono nella sua capacità di generare scambi, ovvero come unità di scambio, Mauss contesta l'idea che il dono sia un atto disinteressato e irrazionale. Successivamente, si sofferma sull'analisi di comportamenti arcaici, come i potlatch distruttivi, che, dal punto di vista moderno, potrebbero sembrare irrazionali. In realtà, anche i potlatch distruttivi e gli sprechi di beni di grande valore hanno una logica sottostante: svolgono una funzione sociale, creando relazioni di tipo verticale.
“Ma il movimento di questi doni e di questi sperperi forsennati, di queste perdite e di queste distruzioni folli, di ricchezze non è in nessun grado disinteressato, soprattutto nella società dove è in uso il potlach………Donare, equivale a dimostrare la proprie superiorità, valere di più, accettare senza ricambiare o senza ricambiare in eccesso equivale a subordinarsi, a diventare cliente o servo, farsi piu’ piccolo, cadere piu’ in basso.”
Questo argomento necessita di una più attenta riflessione.
Il potlatch, lungi dall'essere un semplice scambio di beni, si configura come un sistema complesso di "prestazioni totali di tipo agonistico" , in cui la distruzione di beni assume un ruolo centrale.
Questo atto, sebbene possa sembrare paradossale da una prospettiva economica moderna, aveva una funzione strategica ben definita: umiliare il nemico o il concorrente e affermare la propria superiorità. La distruzione di una grande quantità di risorse non solo evidenzia un possesso abbondante, ma sottolinea anche la disparità di potere tra chi compiva il gesto e il suo rivale, conferendo prestigio all'interno della comunità.
In questo contesto, il potlatch può essere interpretato come una forma di guerra ritualizzata, un'alternativa simbolica alla violenza fisica che permetteva di risolvere conflitti e stabilire gerarchie senza il ricorso alle armi. Nella società contemporanea, tuttavia, la distruzione rituale di beni è meno evidente. Sebbene le fonti non approfondiscono le ragioni di questa trasformazione, esse offrono interessanti spunti di riflessione sulle nuove modalità di competizione economica e simbolica che caratterizzano il nostro tempo, tema che affronterò a breve.
Nella parte finale della prima sezione delle sue conclusioni, Marcel Mauss amplia l’analisi oltre il potlatch, includendo anche il kula, con particolare attenzione al rituale magico del mswila. Pur non soffermandomi qui sulla descrizione dettagliata del rituale fornita dall’autore, mi concentrerò sulle conclusioni cui Mauss giunge attraverso questo esempio.
“essere il primo, il piu’ bello, il piu’ fortunato, i piu’ forte e il piu’ ricco, ecco ciò che si cerca e il modo in cui o si ottiene. ……..in questo caso la ricchezza, da tutti i punti di vista, un mezzo per ottenere prestigio e una cosa utile.”
e conclude
“Ma è certo che da noi le cose vadano diversamente?”
Con questa domanda si conclude la prima fase delle sue conclusioni, nella quale l’autore critica la visione comune dell’uomo moderno, incline a considerare la pratica arcaica del sistema di scambio-dono come irrazionale, superata e ormai priva di rilevanza. Inoltre, Mauss evidenzia come, salvo rare eccezioni, gli economisti abbiano trascurato il sistema di scambio-dono, ritenendolo non meritevole di un’analisi economica approfondita.
Nella seconda parte delle sue conclusioni, che mi accingo a illustrare, Marcel Mauss sposta l’attenzione sul sistema economico moderno e sulle sue consuetudini, con l’obiettivo di dimostrare che, contrariamente a quanto comunemente si crede, esso contiene una componente irrazionale analoga a quella presente nelle società arcaiche. Queste ultime, come lo stesso Mauss sottolinea, non erano realmente primitive, bensì società complesse ed evolute, ricche di tradizioni e di strutture sociali sofisticate, degne di un’attenta riflessione.
Sebbene i conflitti tra comunità locali si siano attenuati, la ricerca di prestigio e di affermazione sociale non è scomparsa.
Il consumismo, con la sua enfasi sull'acquisto di beni di lusso e la continua ricerca di status symbol, può essere visto come una trasformazione del potlatch in chiave moderna.
Come la distruzione di beni nel potlatch, l'acquisto di beni di lusso comporta un "sacrificio" di risorse, in questo caso il denaro, che viene "bruciato" per ottenere un riconoscimento sociale.
La nozione di "faccia", di onore e di prestigio, che era centrale nel potlatch, è tuttora presente in molte società contemporanee, dimostrando la persistenza del desiderio di affermazione sociale.
Marcel Mauss, io credo, sarebbe d'accordo con questa mia ricostruzione dei fatti:
cito testualmente:
“D’altronde, noi siamo per fortuna ancora lontani da questo costante e freddo calcolo utilitario. Si analizzino, per esempio, in modo approfondito, statistico, come ha fatto Halbwachs per le classi lavoratrici, i consumi e le spese degli occidentali appartenenti alle classi medie. Quanti sono i bisogni che ci preoccupiamo di soddisfare? e quante tendenze, che non hanno per fine ultimo l’utile, non assecondiamo? Quanto destina il ricco, quanto può destinare della propria rendita alla utilità personale? Il denaro profuso in lusso, in arte, in follie, in servitori, non lo fa somigliare ai nobili di un tempo o ai capi barbari di cui abbiamo descritto i costumi?”
In questo paragrafo, Mauss sostiene che, nonostante l'emergere del calcolo utilitario nella società moderna, siamo ancora lontani da una società in cui tutte le azioni sono guidate esclusivamente dall'interesse personale.
Cita lo studioso Halbwachs che, attraverso un'analisi statistica, ha dimostrato che anche nelle classi lavoratrici esistono consumi e spese che non sono strettamente necessari alla sopravvivenza.
Si chiede quanti dei nostri bisogni siano realmente necessari e quanti, invece, siano dettati da tendenze che non hanno come fine ultimo l'utile.
Fa notare che anche i ricchi, pur potendo destinare gran parte della loro ricchezza all'utilità personale, spesso la sperperano in lussi, arte, follie e servitori, proprio come facevano i nobili del passato e i capi delle società "primitive".
Attraverso questa riflessione, Mauss suggerisce che il dono, inteso come atto gratuito e disinteressato, continua ad avere un ruolo importante anche nella società moderna, nonostante la diffusione del mercato e del calcolo utilitario.
Andando indietro di una pagina, alla pagina 94, l’autore critica l’idea alla base dell’economia moderna secondo la quale l'uomo sia un uomo perfettamente razionale, il cosiddetto homo economicus, in realtà egli sostiene che l’uomo sia dotato di razionalità limitata e che:
“Sono state le nostre società occidentali a fare, assai di recente, dell’uomo, un animale economico. Ma ancora non siamo diventati tutti essere di questo genere. Sia presso le masse della nostra popolazione che presso le élite, la pura spesa irrazionale fa parte della pratica corrente; ed è ancora caratteristica di alcune sopravvivenze della nostra nobiltà. L'Homo oeconomicus non si trova davanti a noi ma si trova dietro di noi.”
Il sociologo che per primo ha descritto la razionalità umana come relativa è Max Weber.
Weber ha introdotto il concetto di razionalità strumentale (Zweckrationalität) e di razionalità valoriale (Wertrationalität) per evidenziare che le azioni umane non sono guidate esclusivamente da un calcolo utilitaristico o da una razionalità assoluta. Secondo lui, la razionalità è sempre influenzata dal contesto culturale, sociale e valoriale in cui si trova l'individuo.
Inoltre, Weber ha sottolineato che i processi di razionalizzazione nella società moderna, come l'ascesa della burocrazia e del capitalismo, hanno portato a una forma di razionalità strumentale che può entrare in conflitto con valori etici, emozioni e tradizioni, rendendo la razionalità relativa e parziale.
Mauss, che ha preso in prestito da Weber la una idea di razionalità limitata, sembra avere una visione più’ ottimistica del futuro della società umana.
Conclusioni
Il capitolo quarto del Saggio sul dono di Marcel Mauss rappresenta un punto cardine nella sua riflessione sul sistema di scambio-dono, evidenziando sia le implicazioni sociologiche che economiche di questa pratica. Attraverso un'analisi approfondita, Mauss contesta la visione dominante degli economisti e di alcuni sociologi, come Durkheim, secondo cui la divisione del lavoro e l'attività economica strutturata avrebbero origine con la rivoluzione industriale e la società moderna. Egli dimostra invece che, nelle società antiche, esistevano sistemi economici complessi che, pur non basandosi sul profitto individuale, erano profondamente intrecciati con legami sociali, religione, dinamiche di potere e reciprocità.
Il dono, inteso come sistema totalizzante, emerge nelle sue analisi come un precursore dell'economia moderna, rappresentando non solo un atto di scambio ma anche uno strumento per costruire relazioni sociali, stabilire gerarchie e risolvere conflitti. Questo è evidente nelle pratiche come il potlatch e il kula, dove gli oggetti di scambio, pur non essendo monete nel senso moderno, svolgono funzioni analoghe, essendo unità di valore e conto.
Mauss sottolinea inoltre come l'economia moderna non abbia superato del tutto le dinamiche di spesa irrazionale che caratterizzavano le società antiche. La ricerca di prestigio, il lusso e il consumo simbolico, che egli identifica come forme contemporanee del potlatch, mostrano la persistenza di comportamenti non utilitaristici nella nostra società. Questo, secondo Mauss, dimostra che l’Homo oeconomicus non è una creazione della natura, ma un prodotto recente delle società occidentali. Egli sostiene che la pura razionalità economica non abbia completamente soppiantato il ruolo delle emozioni, delle tradizioni e dei legami sociali nell'economia.
Concludendo, Mauss invita a un ripensamento radicale dell'economia politica, proponendo di reintegrare i principi del dono nelle relazioni economiche moderne. Questo non come un residuo del passato, ma come un elemento essenziale per contrastare l'individualismo e la mercificazione delle relazioni umane. Egli auspica l'applicazione dei principi del dono in ambiti come la politica, l'educazione e il lavoro, per favorire una cooperazione più equa e sostenibile, capace di coniugare interesse individuale e bene collettivo.
La sua analisi rappresenta quindi un ponte tra il passato e il presente, evidenziando come la comprensione delle economie arcaiche possa fornire strumenti preziosi per affrontare le sfide economiche e sociali del nostro tempo.

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