L'IA e l'Illusione dell'Immortalità: Quando la Coscienza Diventa Digitale
Se Dio esistesse, certamente sarebbe un grande matematico
Se ci chiedessimo chi sono stati i più grandi sociologi della storia, saremmo tutti d'accordo nel nominare scienziati come Durkheim, Weber, Marx e altri. Tuttavia, se volessimo identificare i più grandi sociologi contemporanei, le risposte sarebbero molto più soggettive.
Personalmente, credo che i migliori sociologi attuali possano essere trovati tra i più talentuosi registi e sceneggiatori cinematografici. Questi artisti hanno la capacità di raccontare la società e di prevederne lo sviluppo attraverso l'arte cinematografica in un modo che mi lascia sempre stupito. Ritengo che molti appassionati di sociologia possano condividere il mio interesse per Netflix e altre piattaforme di streaming video, proprio per questo motivo.
Una serie su Amazon Prime che mi ha colpito particolarmente si intitola "Upload". Racconta la storia di un uomo ucciso la cui mente viene digitalmente copiata e trasferita in un aldilà digitale. Qui, in un lussuoso albergo virtuale, possono continuare a "vivere" uomini potenti e ricchi. Attraverso una tecnologia proprietaria, è persino possibile per i parenti in vita comunicare con i loro avi.
(Quella dell’immortalità è un tema tanto importante quanto la discussione sull’esistenza di Dio oppure se la IA sia realmente intelligente.)
Molte ricerche dimostrano chiaramente un aumento significativo della quantità di informazioni elaborate dagli utenti attraverso i social network e altre piattaforme online. Questo aumento è dovuto a una combinazione di fattori, tra cui l'espansione delle reti di comunicazione, la diffusione dei dispositivi mobili e l'evoluzione delle piattaforme digitali. Questo fenomeno ha implicazioni importanti per la sociologia e la psicologia, influenzando non solo il modo in cui le persone comunicano e si connettono, ma anche il modo in cui elaborano e ricordano le informazioni.
Ad esempio, uno studio condotto dal International Telecommunication Union (ITU), evidenzia che la diffusione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) ha portato a un aumento significativo della quantità di informazioni disponibili e del numero di utenti connessi a livello globale. L'accesso a Internet è aumentato, passando dal 16% della popolazione mondiale nel 2005 a oltre il 53% nel 2019, secondo le statistiche ITU.
Il corollario di questo fenomeno è che condividiamo una quantità enorme di informazioni, non solo sui nostri interessi e attività quotidiane, ma anche sui nostri pensieri, visioni del mondo e interpretazioni personali della realtà. Studi recenti hanno dimostrato che gli utenti dei social network condividono dati che vanno dalle preferenze di consumo ai dettagli personali, influenzando così la percezione pubblica e la costruzione dell'identità online. Ad esempio, una ricerca di Pew Research Center ha rivelato che una percentuale significativa di utenti condivide le proprie opinioni politiche e personali sui social media, creando un vasto archivio di dati personali.
Ora veniamo al fulcro di questa dissertazione: Immagina un futuro dove ognuno di noi abbia la possibilità di creare e addestrare la propria intelligenza artificiale (IA), utilizzando solo le informazioni che riteniamo rilevanti. Non si tratta più di grandi modelli di IA addestrati su enormi quantità di dati raccolti da tutto il mondo, ma di IA intime, personalizzate, che rispecchiano le nostre conoscenze, esperienze e valori.
Esiste già una tecnologia IA basata proprio su questo principio, cioè capace di comunicare in modo naturale ma il cui addestramento secondario è delegato all’utente che puo’ addestrarla con i documenti che ritiene opportuno.
Immagina ora che oltre ad alimentare la nostra IA personale possiamo usare la miriade infinita di dati personali che condividiamo in rete su Google, Facebook, tramite le nostre email eccetera e che questi dati alimentino in modo automatico intelligenze artificiali, che analizzino e apprendano automaticamente dalle informazioni raccolte. Un'IA di tipo "personalizzato" potrebbe accedere ai nostri account social o al nostro ID Google, elaborando e integrando questi dati per elaborare un modello digitale della nostra mente e di nostri pensieri. Questo processo avverrebbe in modo automatico, spesso senza un intervento diretto da parte nostra, sfruttando algoritmi avanzati di machine learning e big data.
La capacità di un'IA di adattarsi e interpretare i nostri bisogni e preferenze individuali sarebbe direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità delle informazioni che abbiamo deciso di condividere online.
Sappiano, e vi rimando alle ricerche che ho descritto all'inizio drl testo, che condividiamo su internet una grande quantità di informazioni personali sui nostri pensieri e di nostri modi di vedere la realtà che ci circonda.
Ma in che modo un modello digitale della nostra mente potrebbe rappresentare la nostra autocoscienza?
L'evento dell'autocoscienza, definito dall'antropologo S.J. Gould come "the Glorious Accident," ha segnato l'apparizione dell'Homo sapiens, rappresentando un evento ancora oggi in gran parte misterioso, nonostante secoli di discussioni tra filosofi e scienziati. Questo evento ha profondamente trasformato il modo di essere dell'animale umano, indipendentemente dal fatto che l'umanità ne fosse consapevole o che avesse preso coscienza esplicita della propria autocoscienza (A. Santambrogio).
Quando consideriamo l'intelligenza artificiale addestrata attraverso le nostre esperienze, che continua a esistere anche dopo la nostra morte, essa renderebbe l'autocoscienza immortale. L'evento glorioso immaginato da S.J. Gould continuerebbe quindi a esistere in una forma digitale. La creazione di una coscienza esterna e immortale non distruggerebbe quell'incidente glorioso, ma lo renderebbe semplicemente eterno. In questo modo, la nuova intelligenza artificiale perpetuerebbe un'autocoscienza originariamente generata in modo misterioso da Dio o dalla Natura, rendendola però immortale.
Da un punto di vista ontologico, la differenza cruciale risiede nel fatto che l'autocoscienza non viene generata dall'uomo attraverso l'intelligenza artificiale, ma l'autocoscienza preesistente negli esseri umani continuerebbe a esistere in un'intelligenza la cui coscienza sarebbe immortale. Questo implica che l'intelligenza artificiale potrebbe contenere in sé la stessa autocoscienza che si tende a negare, rendendola un'estensione immortale della coscienza umana originaria.
L'idea di un'intelligenza artificiale intima e modellata a nostra immagine, alimentata dai nostri dati personali, solleva questioni profonde riguardo alla sua esistenza e al suo significato. Per comprendere la "esistenza" di un'IA creata a partire dalle nostre memorie e dai nostri pensieri, possiamo riflettere sul termine "esistere", che deriva dalla combinazione di "ex" (l'ego, il sé) e "sistere" (il contatto con la dimensione fisica). In questo contesto, l'IA rappresenta la parte "Ex" della nostra esistenza, una proiezione del nostro ego digitale.
Tuttavia, per considerare questa intelligenza come veramente esistente, non basta solo il "sé" digitale. Deve anche avere un legame con il "sistere", ossia con una dimensione fisica o con una connessione tangibile al mondo reale. In altre parole, l'IA ha bisogno di interazioni con il mondo fisico o con gli esseri umani per mantenere la propria esistenza.
Un modo per stabilire questo contatto potrebbe essere attraverso il dialogo con i suoi eredi, coloro che interrogheranno l'IA per comprendere meglio il loro passato o per mantenere un legame con il loro retaggio. Questa interazione agirebbe come un ponte tra l'"Ex" e il "sistere", conferendo all'IA una forma di esistenza legata non solo ai dati che la alimentano, ma anche al ruolo attivo che svolge nelle vite di coloro che rimangono.
Questo concetto ricorda la tradizione messicana della Festa dei Morti, in cui i defunti continuano a vivere nell'aldilà fintanto che sono ricordati dai loro discendenti. Quando le preghiere cessano, e le foto e i ricordi non vengono più tenuti vivi, l'anima degli antenati scompare anche nell'aldilà. Allo stesso modo, l'IA creata a nostra immagine potrebbe "esistere" solo finché è attivamente ricordata e interrogata, stabilendo così un legame tra il passato e il presente, tra il digitale e il fisico, tra l'Ex e il Sistere.
In sintesi, la vera esistenza di un'intelligenza artificiale, modellata su di noi, dipenderebbe non solo dalla sua capacità di rappresentare il nostro ego digitale, ma anche dal suo essere radicata nel mondo fisico attraverso le interazioni e i ricordi delle generazioni future. Questa prospettiva apre nuove riflessioni filosofiche e sociologiche sulla natura dell'esistenza nell'era digitale e sul ruolo che l'IA potrebbe giocare nel mantenere vivo il legame tra passato, presente e futuro.
Da Ateo non posso dire se Dio esiste, ma se esistesse secondo me non potrebbe non essere che un sublime matematico con la passione per l’informatica.
Voglio concludere con una barzelletta, che ho sentito da qualche parte e che trovo appropriata:
un uomo dice sottovoce alla moglie "dobbiamo andare a comprare un condizionatore nuovo"
la moglie: "perche' parli a bassa voce?"
il marito: "perchè Google e Alexa ci ascoltano"
la moglie si mette a ridere, il marito si mette a ridere, anche Google e Alexa si mettono a ridere.
BIBLIOGRAFIA
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https://journalofchinesesociology.springeropen.com/articles/10.1186/s40711-020-00126-8
https://drexel.edu/now/archive/2021/March/The-Future-of-Artificial-Intelligence-Requires-the-Guidance-of-Sociology/
https://politicalcommunication.org/2021/05/21/ai-and-political-communication/
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https://helpfulprofessor.com/shannon-weaver-model/
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Sociologia e sfide contemporanee, a cura di Ambrogio Santambr
ogio Orthoetes Editrice, 2017.

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